Le tre sorelle

Un vecchio racconto di qualche tempo fa, pubblicato sulla rivista "Pratica" nell’aprile del 1992 in una rubrica di scrittura creativa curata da Ippolita Avalli. Comprai dieci numeri di quella rivista e feci diverse copie del racconto pubblicato, stregata dall’effetto delle mie parole stampate per la prima volta sulla carta di un giornale. 

Sono tre sorelle: Ninetta, Rinuccia e Mariuccia. Vivono in una grande casa che si affaccia sulla strada con due finestre sempre chiuse, pure col sole più bello, e con un piccolo portone scuro con lucidi pomi d’ottone. Una casa pulita e spolverata, spazzata e lucidata tutti i giorni. Vecchie non sono, sposate nemmeno. Sono in un’età delicata, quella mezza età in cui le donne più fortunate hanno un marito affettuoso che sta loro vicino. Così queste tre sorelle si fanno compagnia a vicenda nei momenti in cui sarebbe proprio indispensabile la presenza di un uomo. Fanno le sarte con tale maestria che vengono quasi tutte le donne del paese, almeno quelle che possono permetterselo, a farsi confezionare gli abiti. Hanno una filosofia di vita tutta loro che si sono cucita addosso, è il caso di dire, per non crearsi più domande né problemi circa la vita. Come ho già detto, non sono sposate e ognuna di esse ha maturato un atteggiamento diverso nei confronti del matrimonio e degli uomini.

C’è Ninetta, secca, piccola, chiusa in lunghi abiti dal collo alto, le maniche lunghe, e le scarpe basse scure che non fanno rumore, sempre uguali, paio dopo paio. Conserva in seno un suo ritratto giovanile, chiuso in un minuscolo portaritratti d’argento, appeso a una catenina d’argento. E’ che non sembra lei in quel ritratto e quando lo guarda le vengono i nervi, perché non si riconosce in quel fior di ragazza con l’incarnato bianco, gli occhi neri e i capelli scuri mossi e lunghi, per non parlare del corpo sodo dal petto florido. Erano tantissimi i giovanotti che passavano sotto la casa di Ninetta, tutti lucidi di brillantina con le biciclette al fianco, e guardavano la casa con le grandi finestre chiuse. Non che Ninetta non si accorgesse di tante attenzioni, ma gli è che si era trovata in un momento di grande intensità mistica e religiosa, per cui dedicava la vita alla meditazione e alle preghiere. Poco poteva immaginare di ciò che l’attendeva. Si era votata al sacrificio spirituale e corporale: preghiere e digiuni, estasi mistiche e…anemia. Col tempo il volto le è diventato emaciato, pallido e grigio. Il corpo si è appassito, lo spirito si è inaridito e l’estasi mistica si è tramutata in una grande rabbia contro il mondo e contro tutti. Così guai a chi le nomina gli uomini, perché tra quelli conta pure i preti, che con tutte quelle strane promesse l’avevano attirata proprio nel momento decisivo di una giovane donna. Le è rimasto un grande rimpianto e guarda a quel suo ritratto con tanta furia che non invidio il poveretto che un giorno o l’altro le capiterà a tiro. Ninetta si sfoga con l’estro artistico. I suoi abiti sono creazioni geniali, che evidenziano le curve femminili, con tagli morbidi nei punti giusti e con linee moderne ed essenziali perché ogni donna deve ricordarsi di avere un corpo.  

In ordine di età segue Rinuccia, alta e giunonica, con una dentiera che le fa fare ciac-ciac. E’ la tuttofare delle tre sorelle, che decide, sceglie le clienti e alle clienti ricorda il conto da pagare. Porta i conti dei guadagni, delle spese e delle offerte alla chiesa. Perché lei è religiosa, ma solo da poco rispetto alla sua età. In gioventù era stata un tipo "moderno", come dice lei, una "poco di buono", come la giudicano le altre zitelle della sua età perché le era venuto il pallino di recitare. Aveva frequentato l’ambiente come dama di compagnia di un’attricetta di rivista, con cui aveva passato i migliori anni girando l’Italia e conoscendo un po’ la vita. Alla morte dell’amica se n’era ritornata al paese con una vita movimentata alle spalle e con tanti bei ricordi: qualche piccolo gioiello, abiti eleganti e un divano a tre posti e due poltrone di cuoio rosso, che ora fanno bella mostra di sé nel salotto della casa delle tre sorelle. Nessuno si permette di parlare male di lei per paura che diventi pericolosa; e così si è imparato a temere anche il minimo ciac-ciac della sua dentiera schiaccianoci. Non che sia amareggiata dalla vita, meglio di Ninetta sta, perché di uomini ne ha conosciuti, come ha conosciuto il mondo e, in fondo, almeno nell’altezza e negli occhi grandi e chiari, che hanno perso un po’ di luce per via dell’età, le piace riconoscere la ragazzona di un tempo.

L’ultima è Mariuccia, bruna e dolce, tonda e morbida, è quella che sogna e ha la testa tra le nuvole. Di lei non ci si puo’ fidare, perché qualsiasi cosa le si dica la dimentica, sbatte sempre contro le porte, urta continuamente contro i mobili e rompe spesso  piatti e bicchieri. Non che sia stupida, è solo distratta, troppo presa dai sogni. Alle clienti consiglia sempre abiti con i volant, i merletti e i pizzi, perché è romantica. Legge i romanzetti d’amore, che riesce a procurarsi dalle amiche con cui si riunisce ogni tanto per scambiare sogni e giornali di moda. Mariuccia è dolce perché si mostra com’è, un po’ svanita. Mariuccia è tonda e questo è il suo unico cruccio. Ha un po’ di ciccia qua e là che abbonda dove non dovrebbe e che lei tenta di camuffare con qualche piccolo espediente nella confezione dei suoi abiti. Cerca di stare a dieta, nonostante le sue sorelle siano contrarie a queste "stupidaggini", così riesce a non mangiare, a tavola. Il guaio per lei sono i fuori-pasto. Le diete le bucano lo stomaco, così è costretta a saziarsi di nascosto pure dalla sua coscienza.

Ma tutto si fa per l’amore. Si, perché Mariuccia è innamorata, e non di uno qualunque. Uno che ha cultura, un tipo serio tutto casa e chiesa, garbato e pio: don Michele, il viceparroco che le sta nel cuore da tempo. Fu un giorno di novembre, mentre lei stava sistemando i fiori sulla tomba della mamma, che si accorse di una lapide nuova, di marmo rosa, la tomba di donna Lina, la madre di don Michele, appunto. Proprio mentre lei si trovava lì a recitare un "Eterno riposo", le si accostò il viceparroco. Per lei fu un momento importante: don Michele, tra una parola di convenevole e l’altra, le confessò che passava un momento brutto dopo la morte della madre.

E’ che  il reverendo si prodigava indefessamente per i suoi parrocchiani, e non solo per le funzioni quotidiane ma anche per gli scambi continui con le altre parrocchie, e di tempo per dedicarsi alle piccole incombenze gliene rimaneva ben poco. Ma Mariuccia, sbocciatole in cuore l’amore per il giovane viceparroco, rotondetto anch’egli, si offrì volontaria per quella piccola commissione in cambio di messe in suffragio della sua mamma. Lei non è che speri in qualcosa di più, ma anzi esalta questo sentimento che prova per don Michele, perché si sente parte di un amore puro che non ha bisogno d’altro, se non di essere un piccolo tramite fra don Michele e la madre di questo.

Io me le immagino le tre sorelle quando, tutti i giorni, passo dalla loro casa con le due finestre sempre chiuse. Compagne d’età, l’età difficile di chi è donna ed è sola. Ognuna guarda al suo mondo, quello di un tempo e quello di adesso. Ognuna insegue il suo sogno, che è uguale per tutte: solo un po’ d’amore, sia pure l’amore di un brav’uomo, sia pure l’amore di un uomo di mondo, sia pure l’amore di un don Michele.

Pubblicato da

Alessandra Versienti

Ho superato i quaranta, ma conservo intatti le insicurezze e i terrori dei vent’anni. Il che – giuro! – non è un vezzo per sentirmi più giovane. Ho una brillante (…) e multiforme carriera da precaria: dal 2001 mi occupo di comunicazione on line e come freelance curo progetti editoriali e scrivo testi per il web. Inoltre sono una Prof: insegno Lettere nei licei e negli istituti di istruzione secondaria. Infine, scrivo. Scrivo poesie, racconti e romanzi. Alcune mie poesie compaiono in antologie poetiche curate da editori italiani: “Poetando. L’uomo della notte” curato da Maurizio Costanzo, ed. Aliberti 2009, e “I versi della Leda”, edito da I Libri della Leda nel 2010. Nel 2015 ho pubblicato su Amazon, in formato Kindle, la mia raccolta poetica Margini. Antologia provvisoria di parole e mutevoli sensi. Oggi la silloge è disponibile anche in formato cartaceo su IlMioLibro.it. Dal novembre 2016 è disponibile su IlMioLibro.it anche la nuova raccolta in versi Sangue. 30 poesie. La raccolta è disponibile anche su Amazon, nel Kindle Store. Sono sposata con A., abbiamo due bambine e viviamo all togheter in una città che si affaccia sul mare, dove i tramonti tolgono il fiato. La bellezza e la gioia mi fanno balbettare.

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