W gli sposi

ImageMi sposo tra poche settimane. Il 24 settembre. Anzi, mi ri-sposo. Andrea ed io siamo già sposi civili da due anni. Abbiamo celebrato il matrimonio in Campidoglio, a Roma, in una bellissima giornata di ottobre. Ora ci prepariamo al rito religioso.

18 ottobre 2003, il matrimonio civile
Forse un po’ incoscienti e sicuramente divertiti, abbiamo fatto incontrare le rispettive famiglie solo la sera prima, davanti a un piatto di pastasciutta. Il giorno dopo abbiamo trascinato genitori, fratelli e qualche amico (venti persone in tutto) sul Colle Capitolino, non prima di aver indossato tutti i nostri abiti migliori. Poi ci siamo messi in fila, come alla Posta. Lì in Campidoglio bisogna aspettare il proprio turno secondo gli elenchi affissi in bacheca. Il cerimoniere si occupa della disposizione degli sposi per l’ingresso in sala, riavvia la cassetta con la marcia nuziale ad ogni nuovo turno e annuncia la prossima coppia.

18 ottobre 2003
Mentre ero in fila con il mio bouquet osservavo gli abiti bianchi che si susseguivano, le limousine, le facce emozionate dei parenti e quelle trepidanti degli sposi. E solo con uno sforzo di immaginazione realizzavo che ero una promessa sposa pure io. Andrea mi ha stritolato la mano per tutto il tempo, non so se per un senso di protezione o per l’emozione. Una delle foto più belle che abbiamo di quel giorno è quella in cui ci guardiamo sfiorandoci i nasi e sorridiamo. Sembrerebbe qualcosa di molto romantico, ma in realtà io gli sto dicendo che dovrei fare pipì e che una fame che mi mangerei pane e mortadella.

Per il resto, ricordo che ho deglutito più volte mentre l’Ufficiale di Stato Civile enunciava gli articoli del Codice con i diritti e i doveri dei coniugi. Ed è stato lì che ho realizzato che ero la sposa, che Andrea era lo sposo e che stavamo diventando marito e moglie. Dopo ci è toccata la consueta doccia di riso all’uscita della cerimonia. E i baci e gli abbracci, gli auguri e le lacrime, mentre fermavo il mento tremolante di papà. Non volevo che piangesse: una volta che avesse iniziato lui, nessuno avrebbe retto oltre.

Andrea in abito grigio e io in soprabito color crema, ci siamo messi alla guida del gruppetto di macchine, direzione le colline di Ceri, per pranzare dal “Re degli Etruschi”. Il menù rustico ha soddisfatto tutti: tagliatelle ai funghi porcini, polenta e salsiccia, taglieri di salumi, verdure grigliate, gamberoni arrostiti e non ricordo cos’altro. Abbiamo tagliato la torta nuziale al grido di “Bacio! Bacio!” e tra le proteste di mio nipote che voleva spegnere le candeline, convinto che fosse il suo compleanno. Si è rifatto con un miniconcerto, issato sulla sedia, sulle note di “Con le pinne, fucile ed occhiali”. Applausi e bis, ancora auguri e un regalo. Inaspettato quanto poco gradito. Abbiamo dovuto scartare sotto gli occhi di tutti, appannati dal cibo, un quadro in argento sbalzato e smaltato regalo di una zia. Pur avendo già subito diversi incidenti, il quadro non s’è rotto nemmeno con l’ultimo trasloco.

In questo clima informale e godereccio, come volete che sia andata la prima notte di nozze? I suoceri ci hanno lasciato la casa a nostra completa disposizione. Ma non abbiamo usato la loro camera da letto. Ci siamo accampati sul lettino di quando Andrea era ancora scapolo. Lì, stretti stretti, abbiamo consumato degnamente il matrimonio tra risate e ‘tacci sua contro la scomoda sistemazione che ci eravamo trovati. A tarda notte la fame ci ha spinto in cucina: abbiamo acceso la tv e messo qualcosa sullo stomaco: io latte e biscotti, Andrea pane e salame.

24 settembre 2005, il matrimonio religioso
Il rito civile celebrato a Roma era solo l’inizio della nostra storia matrimoniale. Volevamo unirci in matrimonio davanti a Dio e consacrare la nostra unione. Dopo il trasferimento a Genova, alcuni traslochi e le fisiologiche fasi di assestamento, abbiamo pensato fosse arrivato il momento del “non osi separare l’uomo ciò che Dio unisce”.
 
Carta e penna alla mano, abbiamo stilato un elenco di parenti e amici e stimato un budget approssimativo. Per qualche tempo ci siamo divisi nell’incertezza se procedere o meno, tra l’intento di fare qualcosa di semplice o il non farlo affatto, studiando la soluzione migliore per far partecipare tutte le persone a noi più vicine senza rimanere a corto di soldi. Andrea, preciso com’è, per poco non ha disegnato grafici sulle pareti della sala, con ascisse e coordinate che si incrociavano tra le tende e la libreria. Tutto sommato, abbiamo capito che avremmo potuto farcela. E ci siamo buttati.

Arrivati a poche settimane dalle nozze, ormai è quasi tutto fatto. Mancano quei dettagli che rendono frenetici gli ultimi giorni. E siamo in attesa di conferme e adesioni dell’ultima ora. Qualcuno non potrà esserci, qualcun altro è meglio che non ci sia. Quanto a noi, ci sentiamo pronti. Poi vi racconterò com’è andata. Posso solo anticiparvi che la zia del quadro colpisce ancora: ne sta confezionando uno a punto croce proprio per noi… 😛

conchigliaOcchio alle conchiglie…
Mi sento di dare solo un consiglio alle future coppie di sposi. Quale che sia la vostra idea di cerimonia, attenti alle conchiglie Saint Jacques. Non mancano mai nei menù di ogni ordine e grado, colme di cocktail di gamberetti in salsa rosa. Quando anche il decimo ristoratore vi propone un’entreè a base delle ormai arcinote coquilles, domandatevi se è proprio questo quello che volevate. Alle conchiglie – chiamate così in onore di San Giacomo di Compostella – segue un tripudio di primi, secondi intervallati da sgroppino, frutta flambé, buffet di dolci e torta nuziale da far schiantare anche un bue. E non c’è verso di chiedere un’alternativa. Nemmeno ad un catering. Noi ci siamo salvati trovando una masseria nella campagna salentine. E’ un posto dove non fanno abitualmente matrimoni e, se li fanno, non si sforzano per niente di somigliare ai ristoranti tradizionali. Il menù è a base di piatti tipici e rustici, senza intingoli, salsa béchamel o sgroppini. E nemmeno l’ombra delle conquilles. Il resto lo fanno gli ulivi tutt’attorno, la struttura fortificata della masseria e i fichi d’india lungo i muretti a secco.

Alcune foto dei nostri matrimoni sono qui.

Pubblicato da

Alessandra Versienti

Ho superato i quaranta, ma conservo intatti le insicurezze e i terrori dei vent’anni. Il che – giuro! – non è un vezzo per sentirmi più giovane.
Ho una brillante (…) e multiforme carriera da precaria: dal 2001 mi occupo di comunicazione on line e come freelance curo progetti editoriali e scrivo testi per il web. Inoltre sono una Prof: insegno Lettere nei licei e negli istituti di istruzione secondaria.
Infine, scrivo.
Scrivo poesie, racconti e romanzi.
Alcune mie poesie compaiono in antologie poetiche curate da editori italiani: “Poetando. L’uomo della notte” curato da Maurizio Costanzo, ed. Aliberti 2009, e “I versi della Leda”, edito da I Libri della Leda nel 2010. Nel 2015 ho pubblicato su Amazon, in formato Kindle, la mia raccolta poetica Margini. Antologia provvisoria di parole e mutevoli sensi. Oggi la silloge è disponibile anche in formato cartaceo su IlMioLibro.it.
Dal novembre 2016 è disponibile su IlMioLibro.it anche la nuova raccolta in versi Sangue. 30 poesie. La raccolta è disponibile anche su Amazon, nel Kindle Store.
Sono sposata con A., abbiamo due bambine e viviamo all togheter in una città che si affaccia sul mare, dove i tramonti tolgono il fiato. La bellezza e la gioia mi fanno balbettare.

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