L’autobus

Questa pioggia è leggera, quasi impalpabile. Provo a chiudere l’ombrello, ma piccole gocce si posano sul naso e giocano sui miei occhiali. Novembre in una grande città. Le macchine scorrono davanti a me, i clacson si inseguono.

Aspetto l’autobus. Io e la mia faccia pallida, pensosa, frustrata. Io e tutti i miei punti interrogativi stampati su ogni poro della pelle, sulle mani con le unghie rosicchiate, nella schiena indolenzita.

Da una macchina che schizza fango sul marciapiede, scende una donna. Imbozzolata in un piumino nero, troppo ampio sulle spalle sottili, scruta il cielo e strizza gli occhi per la pioggia. Solleva il cappuccio sulla testa così che io veda di lei solo il profilo del naso e il mento sporgente, separati da labbra sottili e senza trucco.

Guardo in fondo alla strada e batto i piedi spazientita, mi accomodo la tracolla della borsa sulla spalla, stringo la cintura del giaccone, sbuffo e faccio nuvolette col mio fiato.
Per la strada le auto frenano e quasi imprecano nella fretta di tornare a casa, eppure tutto è avvolto in un silenzio ovattato e nebbioso. Le facce dei passeggeri appannate, dietro ai vetri. Poi mi desta la sua voce.

“Sono 23 anni che prendo questo autobus. Sempre in ritardo”. La guardo con un sorriso di assenso e sospiro. Poi continua: “Ah, ma adesso non me ne importa più di tanto. No, no. Ora non lavoro più. Se esco e devo prendere i mezzi, lo faccio solo per sbrigare le mie commissioni”.
Io ho appena il tempo di dire: “Certo, fa bene”.
“Prima lavoravo fuori città e per arrivare al lavoro prendevo tre autobus. Uscivo da casa alle sette, con il freddo, la neve o il caldo afoso e l’umidità”.
Tossisce, guarda in fondo alla strada. Nessun autobus in vista.
“Stavo da una signora, le facevo i servizi. Mai un grazie, una cortesia. Se li tenesse quei suoi soldi schifosi. Tanto un’altra scema come me non la trova. Pensi che mi portavo a casa i suoi centrini, li lavavo a mano, li inamidavo e glieli riportavo perfetti. Mai un grazie. Io sempre gentile, con il sorriso sulle labbra. Tanto lavoro, tanti di quegli anni e sono sempre stata trattata male. Ah, ma alla fine, ho girato le spalle e me ne sono andata e chi s’è visto s’è visto. Eh, si. Non ci voglio mica perdere la salute, io”.
Ricambio il suo sguardo e la conforto, forse, con le mie parole: “Succede, quando si è troppo buoni”.
Devo aver interpretato il suo pensiero e conclude: “Si, proprio così. Quando si è troppo buoni”. Poi borbotta fra sé: “Quando si è troppo buoni, si”.

La sagoma arancione dell’autobus avanza in fondo alla via. Io tiro fuori il mio biglietto. Lei fruga nella sua borsa ingombrante tira fuori un cartoccio da latte. Guardo meglio. La confezione sembra quella di un litro di latte nel contenitore in tetrapak, ma questo è vino, quel vino da tavola che io uso spesso per cucinare. Svita il tappo, beve gli ultimi sorsi, poi accartoccia il contenitore, aspetta che fuoriesca l’aria, chiude con il tappo e butta il cartoccio nei rifiuti.

Arriva l’autobus e saliamo. Rimaniamo in piedi, in silenzio. Lei perde il suo sguardo nell’alternarsi dei palazzi e delle luci, oltre il vetro. Mi afferro ai sostegni e fisso la mia attenzione sui capelli ricci della ragazza vicina al finestrino. Poi per lei è il momento di scendere e si prepara. La saluto con un sorriso, mentre il suo sguardo si illumina e fa un cenno di saluto, quasi infantile: fa ciao ciao con la mano piccola. E si incammina in fretta verso la piazza.

Pubblicato da

Alessandra Versienti

Ho superato i quaranta, ma conservo intatti le insicurezze e i terrori dei vent’anni. Il che – giuro! – non è un vezzo per sentirmi più giovane.
Ho una brillante (…) e multiforme carriera da precaria: dal 2001 mi occupo di comunicazione on line e come freelance curo progetti editoriali e scrivo testi per il web. Inoltre sono una Prof: insegno Lettere nei licei e negli istituti di istruzione secondaria.
Infine, scrivo.
Scrivo poesie, racconti e romanzi.
Alcune mie poesie compaiono in antologie poetiche curate da editori italiani: “Poetando. L’uomo della notte” curato da Maurizio Costanzo, ed. Aliberti 2009, e “I versi della Leda”, edito da I Libri della Leda nel 2010. Nel 2015 ho pubblicato su Amazon, in formato Kindle, la mia raccolta poetica Margini. Antologia provvisoria di parole e mutevoli sensi. Oggi la silloge è disponibile anche in formato cartaceo su IlMioLibro.it.
Dal novembre 2016 è disponibile su IlMioLibro.it anche la nuova raccolta in versi Sangue. 30 poesie. La raccolta è disponibile anche su Amazon, nel Kindle Store.
Sono sposata con A., abbiamo due bambine e viviamo all togheter in una città che si affaccia sul mare, dove i tramonti tolgono il fiato. La bellezza e la gioia mi fanno balbettare.

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