Pittule, pettole e popizze

ImageLe pittule – pettole, pettue o popizze – sono delle adorabili e fragranti frittelline salate che si servono in occasione della Vigilia di Natale e anche dell’Immacolata (la foto l'ho presa da qui, ma a breve ne inserirò una mia).

Di solito di stretta competenza di nonne, mamme e zie, le pittule rendono l’attesa della festa un momento di interessata partecipazione e avvicendamento ai fornelli. E contribuiscono a trasformare la Vigilia in una giornata meno magra di quanto si pensi. Diffusissime nel profondo Sud, ormai si consumano regolarmente in ogni pizzeria che si rispetti come antipasto e “sfizieria”. Impossibile tirarsi indietro. Si servono e si consumano caldissime. Il procedimento è semplicissimo e il risultato è quasi sempre ottimo, purché la pasta abbia lievitato bene e incorporato aria a sufficienza.

Questi gli ingredienti per 3-4 persone
500 g di farina
½ cubetto di lievito di birra
sale
acqua
olio extra vergine d'oliva per friggere

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Immagine tratta da www.salveweb.it

In una terrina si fa sciogliere il lievito con dell’acqua tiepida. Man mano, aiutandosi con una forchetta, si incorporano la farina e un pizzico di sale. Si deve ottenere un impasto liscio, omogeneo, appiccicoso, di consistenza quasi cremosa. Il composto deve essere lavorato con cura, energicamente, sollevato e sbattuto con le mani più volte dal fondo della ciotola. In questo modo si riesce ad incorporare più aria possibile, così da avere poi pittole soffici e leggere. Presa a schiaffi la pasta, la si mette giustamente a riposare nella sua terrina, coperta da un canovaccio e magari pure da una coperta, in un luogo riparato da spifferi e correnti d’aria. Dopo circa un paio d’ore la pasta dovrebbe aver raddoppiato di volume e formato delle inquietanti bolle (d’aria, appunto).

A questo punto si prepara la padella per friggere con abbondante olio extra vergine d’oliva. Quando l’olio è ben caldo, si preleva man mano un po’ di impasto – aiutandosi con un cucchiaio unto d’olio – e lo si frigge. Le più esperte prelevano la pasta direttamente con le mani unte d’olio o vino bianco, ne decidono la grandezza e la forma “a muzzo” (significa “a occhio, a caso”) e se la fanno scivolare direttamente dalle mani nell’olio bollente.
 
Per arricchire la pasta si possono aggiungere cavolfiori bolliti e spezzettati, baccalà lessato, cozze crude sgusciate, capperi, pomodori crudi, tonno sgocciolato, alici diliscate a pezzi e tutto quello che la fantasia suggerisce. Se arrivano in tavola, servitele alla rustica, adagiate sulla carta assorbente. Di solito però si consumano allegramente davanti ai fornelli e alla pentola sfrigolante. Sennò che gusto c’è?!

Pubblicato da

Alessandra Versienti

Ho superato i quaranta, ma conservo intatti le insicurezze e i terrori dei vent’anni. Il che – giuro! – non è un vezzo per sentirmi più giovane.
Ho una brillante (…) e multiforme carriera da precaria: dal 2001 mi occupo di comunicazione on line e come freelance curo progetti editoriali e scrivo testi per il web. Inoltre sono una Prof: insegno Lettere nei licei e negli istituti di istruzione secondaria.
Infine, scrivo.
Scrivo poesie, racconti e romanzi.
Alcune mie poesie compaiono in antologie poetiche curate da editori italiani: “Poetando. L’uomo della notte” curato da Maurizio Costanzo, ed. Aliberti 2009, e “I versi della Leda”, edito da I Libri della Leda nel 2010. Nel 2015 ho pubblicato su Amazon, in formato Kindle, la mia raccolta poetica Margini. Antologia provvisoria di parole e mutevoli sensi. Oggi la silloge è disponibile anche in formato cartaceo su IlMioLibro.it.
Dal novembre 2016 è disponibile su IlMioLibro.it anche la nuova raccolta in versi Sangue. 30 poesie. La raccolta è disponibile anche su Amazon, nel Kindle Store.
Sono sposata con A., abbiamo due bambine e viviamo all togheter in una città che si affaccia sul mare, dove i tramonti tolgono il fiato. La bellezza e la gioia mi fanno balbettare.

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