Hey Jude

ImageNon appena Andrea ed io abbiamo annunciato ad amici e parenti di aspettare un bambino, tutti hanno dispensato consigli e raccomandazioni. Devo ammettere che alcune indicazioni si sono rivelate utili, specie quelle di amiche fresche di gravidanza e con bimbi piccoli, le quali mi hanno esortato a vivermi i successivi nove mesi assecondando semplicemente i ritmi del mio corpo, con buon senso e pazienza.

Nel tempo ho constatato che le radicate convinzioni di nonne e mamme ansiose si stavano sfaldando di fronte alla mia personalissima esperienza e, diciamola tutta, ho cominciato a fregarmene bellamente di molte delle loro inutili e terroristiche prescrizioni. Per non dire della fosca tradizione orale di cui queste sante donne si fanno portavoce, memoria collettiva che attraversa disinvoltamente miti, leggende e racconti dell’orrore su parti consumati tra sofferenze indicibili e degenze ospedaliere in cui la partoriente sarebbe vittima di personale insensibile e sadico. Ma sto divagando…

Tra le tante esortazioni che – probabilmente a causa della tempesta ormonale in cui sono naufragata – hanno urtato la mia suscettibilità di gestante, c’è quella di parlare costantemente e insistentemente al bambino che nuota e salta beato nel mio utero ingrossato. Peggio, dovrei cantargli ninne nanne noiosissime e senza senso per tranquillizzarlo e fargli sentire la mia presenza. A me sembra che il mio bambino sappia perfettamente di essere in un ambiente protetto e caldo e, anzi, sono sicura che sia consapevole che la sua mamma (io, quindi), lo sta aspettando con amore, curiosa e impaziente di vedere che faccia ha. Quindi, perché torturarlo già da ora con quelle musichette infernali e i carillon che tanto pioveranno nella sua cameretta dopo la sua nascita?

Certo che gli faccio ascoltare la musica e che sente la mia voce! Di solito lavoro ascoltando la radio o la mia playlist e non passa giorno che non ascolti anche i Beatles. Tra le mie canzoni preferite del gruppo di Liverpool c’è Hey Jude, che credo risalga al 1968. La suonavo (ci provavo, almeno) con la chitarra già in un tempo lontanissimo e in un’età ingrata e sfigata, e ha continuato a piacermi per l’euforia che mi trasmette, tanto che la canto sempre a squarciagola. Ho anche comprato un mini carillon che ne riproduce il ritornello e lo tengo sempre sulla scrivania dove lavoro.  Poi, in fondo, Hey Jude contiene un messaggio che mi sembra essere un buon viatico anche per un bimbo che nasce: “Hey Jude don’t make it bad/Take a sad song and make it better/Remeber, to let her into your heart/Then you can start to make it better…”. Insomma, più o meno, dice: “Non peggiorare le cose, prendi una canzone e rendila migliore….”. Non è quello che facciamo tutti i giorni, cercando di far andare al meglio le nostre giornate? Questo è il testo originale e, più giù, azzardo anche una traduzione:

Hey Jude don’t make it bad,
Take a sad song and make it better,
Remeber, to let her into your heart,
Then you can start to make it better.
Hey Jude don’t be afraid,
You were made to go out and get her,
The minute you let her under your skin,
Then you begin to make it better.
And anytime you feel the pain,
Hey Jude refrain,
Don’t carry the world upon your shoulders.
For well you know that it’s a fool,
Who plays it cool,
By making his world a little colder.
Hey Jude don’t let me down,
You have found her now go and get her,
Remember (Hey Jude) to let her into your heart,
Then you can start to make it better.
So let it out and let it in
Hey Jude begin,
You’re waiting for someone to perform with.
And on’t you know that it’s just you.
Hey Jude, you’ll do,
The movement you need is on your shoulder.
Hey Jude, don’t make it bad,
Take a sad song and make it better,
Remember to let her under your skin,
Then you’ll begin to make it better

Traduzione
Hey Jude, non peggiorare le cose:
prendi una canzone triste e rendila migliore.
Ricordati di custodirla nel tuo cuore
e poi comincia a renderla migliore.

Hey Jude, non temere:
tu sei fatto per uscire e per stare con lei.
Nel momento in cui la lasci penetrare attraverso la tua pelle
puoi iniziare a renderla migliore.

Ed ogni qualvolta provi dolore
hey Jude, fermati:
non portare il peso del mondo sulle tue spalle.
Per quanto tu sappia che è stupido
e che c'è chi ne fa motivo d'orgoglio
rendendo il proprio mondo un po’ più distaccato.

Hey Jude, non abbattermi:
tu l'hai trovata, ora vai e prendila.
Ricordati di riporla nel tuo cuore,
e poi comincia a renderla migliore.

Quindi, lasciala uscire ed entrare,
hey Jude, comincia:
tu stai aspettando qualcuno con cui esibirti.
E non sai che sei proprio tu,
hey Jude, tu lo farai:
la spinta di cui hai bisogno è sulle tue spalle.

Hey Jude, non peggiorare le cose:
prendi una canzone triste e rendila migliore.
Ricordati di riporla nel tuo cuore
e poi comincia a renderla migliore.

Pubblicato da

Alessandra Versienti

Ho superato i quaranta, ma conservo intatti le insicurezze e i terrori dei vent’anni. Il che – giuro! – non è un vezzo per sentirmi più giovane. Ho una brillante (…) e multiforme carriera da precaria: dal 2001 mi occupo di comunicazione on line e come freelance curo progetti editoriali e scrivo testi per il web. Inoltre sono una Prof: insegno Lettere nei licei e negli istituti di istruzione secondaria. Infine, scrivo. Scrivo poesie, racconti e romanzi. Alcune mie poesie compaiono in antologie poetiche curate da editori italiani: “Poetando. L’uomo della notte” curato da Maurizio Costanzo, ed. Aliberti 2009, e “I versi della Leda”, edito da I Libri della Leda nel 2010. Nel 2015 ho pubblicato su Amazon, in formato Kindle, la mia raccolta poetica Margini. Antologia provvisoria di parole e mutevoli sensi. Oggi la silloge è disponibile anche in formato cartaceo su IlMioLibro.it. Dal novembre 2016 è disponibile su IlMioLibro.it anche la nuova raccolta in versi Sangue. 30 poesie. La raccolta è disponibile anche su Amazon, nel Kindle Store. Sono sposata con A., abbiamo due bambine e viviamo all togheter in una città che si affaccia sul mare, dove i tramonti tolgono il fiato. La bellezza e la gioia mi fanno balbettare.

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