La crostata, finalmente

ImageL’avevo detto che il prossimo esperimento dolciario sarebbe stata la pasta frolla. Bello sforzo, direte voi. Ma ammetto umilmente che la consistenza della pasta e la sua successiva stesura nello stampo mi hanno sempre inquietato e fatta sentire insicura delle mie competenze.

Anche perché a feste e compleanni su e giù per l’Italia ho assaggiato crostate improbabili, dure o gommose e per niente friabili, spesso pietosamente coperte di frutta e gelatina o di nutella e crema al cioccolato. Il tutto pur di spacciarsi per esperti pasticceri e sottrarre alla vista (ma non al palato) degli invitati errori imperdonabili e cotture infelici.

Io non reggerei allo spettacolo di amici e parenti che masticano debolmente il boccone di crostata per poi sputarlo di nascosto, o peggio, di quelli che lo addentano convinti di trovare una dolce superficie fragrante e friabile e poi si trovano rocce acuminate tra i denti. Ho studiato attentamente la teoria confrontando diverse ricette e ho atteso il momento giusto per agire, l’ispirazione e l’occasione per delinquere e fare uno strappo alla regola, per premiarmi del giusto aumento di peso in questa fase della gravidanza e per coccolare mio marito. Nel far convergere tutte queste condizioni, di tempo ne è passato, ma il risultato è stato finalmente apprezzabile. Decisiva, infine, è stata la visione di questa crostata di ricotta e cioccolato di Tulip, a sua volta ispirata da Cannella. Quella foto lì, mi ha definitivamente spinta ad osare ed eccola qui la ricetta, passo dopo passo, con qualche piccola modifica. 

Ingredienti:
Per la frolla
300 g di farina
150 g di burro morbido
100 g di zucchero
3 tuorli
1 cucchiaino di essenza di vaniglia
la buccia di un limone grattugiato
un pizzico di sale

Per il ripieno:
250 g di ricotta
100 g panna da montare
100 g di gocce di cioccolato
40 g di zucchero
1 uovo
1 cucchiaino di essenza di mandorle

ImageHo diviso in quadratini il burro e l’ho fatto ammorbidire a temperatura ambiente. Quindi ho mescolato in una terrina tutti gli ingredienti per la frolla, cercando di accorpare le briciole di farina con il resto dell’impasto umido e molliccio. Per me che sono del tutto nuova ai segreti della frolla e i suoi tempi di assemblaggio, l’operazione ha richiesto pazienza e olio di gomito. Si raccomanda tanto di lavorare il tutto a freddo, ma confesso che quando finalmente gli ingredienti sembravano compattarsi tra loro ho preso il palloccone di impasto e l’ho rigirato tra le mani, come una polpetta gigante: solo in quel momento la pasta è diventata liscia ed omogenea e di un bel colore paglierino. Ma sono subito rientrata nei ranghi e ho messo il tutto in frigo, coperto da cellophane, a riposare per una buona mezz’ora, come raccomandato dai pasticceri e da chi vanta una lunga esperienza in crostate.

Nel frattempo ho preparato la farcia, mescolando ricotta, panna, zucchero, uovo, essenza di mandorla e gocce di cioccolato. Passata la mezz’ora di riposo dell’impasto ho acceso il forno a 180° e mi sono dedicata alla stesura della frolla sulla spianatoia infarinata. Il mio matterello refrigerato s’è rivelato del tutto inutile, perché la pasta s’è attaccata alla sua superficie, si è frantumata e sfaldata. Ebbene, ho deciso di lavorare con le mani: nella teglia imburrata e infarinata ho steso e schiacciato l’impasto a pezzoni, foderando la superficie con pazienza certosina. Ho tenuto da parte un po’ di pasta per la copertura finale e ho confezionato i bordi, alti abbastanza da contenere la farcia morbida e profumata.

Quindi sono passata alla fase finale. Stesa sulla spianatoia l’ultima porzione di frolla cruda, ho tentato di ricavare striscioline decorative con il tagliapasta. Erano tutte irregolari e spezzate, ma le ho sistemate meglio che ho potuto, confidando nel contributo della cottura. Alla fine, ho infornato per circa 45 minuti e poi lasciato raffreddare, mentre un profumo irresistibile si spandeva per casa. Al momento dell’assaggio Andrea e io ci siamo seduti attorno ad una tazza fumante di caffè, e abbiamo dato il via alla degustazione.  La crostata è delicatissima, la pasta rimane morbida e profumata ed è quel tipo di dolce che coccola il palato e lo spirito facendo impennare il colesterolo. Ma i miei sforzi sono stati ampiamente ripagati. Nuove, entusiasmanti crostate mi attendono prossimamente!

P.S.
Mi sono astenuta dal controllo del peso per le 48 ore successive alla degustazione del dolce. In compenso ho saggiamente fatto a meno di altri carboidrati per questo lasso di tempo…Innocent

Pubblicato da

Alessandra Versienti

Ho superato i quaranta, ma conservo intatti le insicurezze e i terrori dei vent’anni. Il che – giuro! – non è un vezzo per sentirmi più giovane. Ho una brillante (…) e multiforme carriera da precaria: dal 2001 mi occupo di comunicazione on line e come freelance curo progetti editoriali e scrivo testi per il web. Inoltre sono una Prof: insegno Lettere nei licei e negli istituti di istruzione secondaria. Infine, scrivo. Scrivo poesie, racconti e romanzi. Alcune mie poesie compaiono in antologie poetiche curate da editori italiani: “Poetando. L’uomo della notte” curato da Maurizio Costanzo, ed. Aliberti 2009, e “I versi della Leda”, edito da I Libri della Leda nel 2010. Nel 2015 ho pubblicato su Amazon, in formato Kindle, la mia raccolta poetica Margini. Antologia provvisoria di parole e mutevoli sensi. Oggi la silloge è disponibile anche in formato cartaceo su IlMioLibro.it. Dal novembre 2016 è disponibile su IlMioLibro.it anche la nuova raccolta in versi Sangue. 30 poesie. La raccolta è disponibile anche su Amazon, nel Kindle Store. Sono sposata con A., abbiamo due bambine e viviamo all togheter in una città che si affaccia sul mare, dove i tramonti tolgono il fiato. La bellezza e la gioia mi fanno balbettare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *