Cara la mia bimba

ImageBimba mia,
perdona il mio umore melmoso di questi giorni.
Non ti parlo, ti accarezzo soltanto. Mi viene spesso da piangere e sono assalita da mille paure. Leggo libri, manuali e romanzi sulla gravidanza e tutti cercano di fare dello spirito sulla cosa come se fosse una passeggiata oppure la mettono giù così dura da terrorizzarmi.

Da una parte vorrei che questa gravidanza finisse finalmente, per guardarti in faccia e riempirti di bacini. Dall’altra penso che mi ci vorrebbero almeno altri nove mesi per abituarmi a tutto quello che verrà. Certo non mi aiuta avere sempre lo stomaco in subbuglio, sentirmi in affanno dopo essermi vestita o pensare che ho ancora due mesi di pancione davanti a me. Tra l’altro, mi chiedo quanto ancora crescerà la pancia e se riuscirò anche a contarti le dita di mani e piedi e le costole per quanto si tenderà la pelle.

Ci sono momenti in cui penso che dovrei darmi un gran da fare, ma mi coglie una pigrizia mai conosciuta che mi tiene incollata al divano. Dovrei procurarmi un kit completo per farti ascoltare musica classica, così che diventi più intelligente degli altri normalissimi bambini, o parlarti di tutto quello che faccio e magari sintonizzarti sulle notizie della BBC in modo che tu sia in grado di parlare almeno due lingue già al compimento del primo anno di vita. Potrei anche ingozzarmi di salmone, sardine, sgombri, merluzzo, pesce spada, tonno e aringhe per fare il pieno di quei benedetti Omega-3 e garantirti salute e buon umore per tutta la vita. O comprare tutto l'occorrente per i tuoi primi tre mesi di vita, così che non si debba correre di qua e di là con te che ti consumi in pianti disperati perché non t’ho procurato il ciuccio più adatto, madre snaturata che non sono altro.

Ma sono sorpresa dal fatto che invece che sulla mia pancia e sul suo prezioso contenuto – cioè tu – io sia più concentrata sui miei succhi gastrici e sull’inerzia del mio stomaco. Incredibile come possa passare un’intera giornata ad aspettare di digerire un solo biscotto o una semplice, innocua mela. Strano davvero come sia grata e sollevata perché anche oggi il mio intestino compresso ha svolto egregiamente il suo dovere.

A questo si aggiunge un’emotività esasperata che mi costringe a portarmi appresso un pacchetto di fazzolettini per lacrime dell'ultimo minuto. Non dovrei essere radiosa e dolcissima? E serena e in "dolce attesa"? Io, piuttosto, mi sento acida e impaziente. Spesso inappetente. E insofferente, perché tutta 'sta retorica della maternità m'ha un po' stufato. Dalle riviste di settore mamme improbabili e magrissime non fanno che sorridere come sceme. Non si sentono stanche e a pezzi? I pediatri dispensano consigli salomonici dalle pagine dei manuali, mentre nei negozi specializzati commesse adolescenti non fanno che decantare le virtù del tal passeggino o di quell’accessorio, come se conoscessero i segreti più profondi dell’essere madre.

Nessuno parla dell’ambivalenza dei sentimenti che ti coglie nei momenti più impensati. O del senso di totale inadeguatezza che ti assale mentre il pancione cresce inesorabilmente. O del fatto che l’istinto materno non è per niente una faccenda immediata e automatica che scatta appena conosci l’esito del test di gravidanza. Per di più, confesso che se vedo un bambino di troppo in tv che fa smorfie mielose o se incontro piccoli barbari al supermercato mi sento particolarmente infastidita.

Mi sa che l’unica onesta verità che ho sentito in tutti questi mesi è stata quella dispensata dall’ostetrica del corso preparto: “Prendetevela comoda adesso, perché dopo arriva il tiranno. Si, avete capito bene: il tiranno”. Uno sguardo sgomento ha accomunate tutte noi panzone nella sala, mentre si diffondeva una risatina tremula e incerta tra le fila. Lo sospettiamo tutte che sarà così, ma sono verità che ti vengono rivelate chiaramente solo all’ottavo mese di gravidanza.

Cara la mia bimba, ti annuncio che voglio fare a modo mio. Leggere tutti 'sti libri non mi sta facendo un granché bene e comincio a stufarmi. Da qualche parte, dentro di me – dietro lo stomaco e più o meno tra l'utero e il cuore – sono sicura di potermela cavare benissimo e che riuscirò ad allevarti nel miglior modo che mi sia possibile. Tu dammi una mano, però, e sforzati di non imitare nemmeno per sbaglio le peggiori attitudini e inclinazioni dei bambini che tu, io e il tuo papà conosciamo. Capisci a me!Wink

Pubblicato da

Alessandra Versienti

Ho superato i quaranta, ma conservo intatti le insicurezze e i terrori dei vent’anni. Il che – giuro! – non è un vezzo per sentirmi più giovane.
Ho una brillante (…) e multiforme carriera da precaria: dal 2001 mi occupo di comunicazione on line e come freelance curo progetti editoriali e scrivo testi per il web. Inoltre sono una Prof: insegno Lettere nei licei e negli istituti di istruzione secondaria.
Infine, scrivo.
Scrivo poesie, racconti e romanzi.
Alcune mie poesie compaiono in antologie poetiche curate da editori italiani: “Poetando. L’uomo della notte” curato da Maurizio Costanzo, ed. Aliberti 2009, e “I versi della Leda”, edito da I Libri della Leda nel 2010. Nel 2015 ho pubblicato su Amazon, in formato Kindle, la mia raccolta poetica Margini. Antologia provvisoria di parole e mutevoli sensi. Oggi la silloge è disponibile anche in formato cartaceo su IlMioLibro.it.
Dal novembre 2016 è disponibile su IlMioLibro.it anche la nuova raccolta in versi Sangue. 30 poesie. La raccolta è disponibile anche su Amazon, nel Kindle Store.
Sono sposata con A., abbiamo due bambine e viviamo all togheter in una città che si affaccia sul mare, dove i tramonti tolgono il fiato. La bellezza e la gioia mi fanno balbettare.

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