105, 106, 107 giorni….

ImageLa tastiera del pc, un bavaglino, il ciuccio, le penne, il telefono, gli appunti, una merenda veloce…le giornate passano in un attimo. E le mie energie si esauriscono già a mezzogiorno. Sono mamma, adesso.

Significa sentire il cuore sfilacciarsi ad ogni timore e palpitare ad ogni sorriso della mia bambina? Significa anche perdersi nei progetti senza fine, nei pensieri sul futuro, struggersi di malinconia per le persone lontane, coltivare sogni e alimentare desideri per sé, per lei, per noi tre? E’ strano e indefinibile, precario ma definitivo al tempo stesso.

Ho voglia di lasciarmi andare un po’. Voglio permettermi di avere paura, voglio anche pensare di non farcela, per poi rialzarmi e continuare. Voglio piangere di solitudine e inesperienza, di inadeguatezza e di voglia di fuggire. Confessare i miei timori senza vergogna. Smascherarli e svelarli, guardarli in faccia e dar loro nomi e cognomi.

Com’è strano il suono del dolore che si mescola sottile alla gioia rotonda, profumata della vita. Stride e scricchiola tra i sorrisi e gli abbracci.

Mi stupisco del miracolo di Maria Sole. Mi domando ancora come tutto sia stato possibile. Mi godo i suoi sorrisi, la sua presenza gioiosa e ancora faccio il conto dei suoi giorni per dirmi che è vero. Maria Sole ha 105 giorni, 106, 107, 108, 109, 110…Maria Sole Maria Sole Maria Sole…lo ripeto per sentire nella mia carne che la sua carne è vera, per sentire sulla mia pelle le sue dita paffute, per mescolare al mio l’odore tenero e sudato delle pieghine di ciccia. Per saldare il suo sorriso al mio e modellare il suo corpo soffice e caldo come pane lievitato tra le mie braccia.

E’ questo l’amore. Quello che si nutre di dolore e dal dolore trova vita. E’ quello che mescola nel cuore le vite degli altri e lascia all’ultimo posto la tua. Quello che trova nelle tue braccia ancora altra forza e fonde insieme il futuro e il tempo che verrà.

Tutto questo ora vive in me e si anima, mi solleva e mi riporta giù, mi sorride e mi abbandona. Non c’è ordine nell’essere madre, non c’è un verso, non c’è una direzione. Vorrei prendere tutte le strade possibili, trovare le risposte e i rimedi, prepararmi a tutto.

E non stare qui a sentire la mia pelle che muta, lasciando scoperto ogni centimetro di cuore, il perimetro infuocato dei pensieri, ogni angolo dell’anima.

Pubblicato da

Alessandra Versienti

Ho superato i quaranta, ma conservo intatti le insicurezze e i terrori dei vent’anni. Il che – giuro! – non è un vezzo per sentirmi più giovane. Ho una brillante (…) e multiforme carriera da precaria: dal 2001 mi occupo di comunicazione on line e come freelance curo progetti editoriali e scrivo testi per il web. Inoltre sono una Prof: insegno Lettere nei licei e negli istituti di istruzione secondaria. Infine, scrivo. Scrivo poesie, racconti e romanzi. Alcune mie poesie compaiono in antologie poetiche curate da editori italiani: “Poetando. L’uomo della notte” curato da Maurizio Costanzo, ed. Aliberti 2009, e “I versi della Leda”, edito da I Libri della Leda nel 2010. Nel 2015 ho pubblicato su Amazon, in formato Kindle, la mia raccolta poetica Margini. Antologia provvisoria di parole e mutevoli sensi. Oggi la silloge è disponibile anche in formato cartaceo su IlMioLibro.it. Dal novembre 2016 è disponibile su IlMioLibro.it anche la nuova raccolta in versi Sangue. 30 poesie. La raccolta è disponibile anche su Amazon, nel Kindle Store. Sono sposata con A., abbiamo due bambine e viviamo all togheter in una città che si affaccia sul mare, dove i tramonti tolgono il fiato. La bellezza e la gioia mi fanno balbettare.

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