Mal di Puglia

ImageDa agosto scorso non tocco terra pugliese. La nostalgia è tantissima. E diventa acuta e pungente quando esco e mi guardo attorno. Tutto sembra estraneo. Io mi sento una forestiera in queste strade.

Nella sua accezione dialettale, il termine “forestiera” nel Salento indica una persona che viene da un paese lontano. Lontano anche pochi chilometri, basta che sia un posto sconosciuto alla piazza e al confine del paese. Furastèra me sentu per le vie di Genova. Spesso mi arrabbio con me stessa per questo, ma questa sensazione agrodolce, col tempo, si acuisce e non passa. Ci convivo, non la combatto più.

Mi manca la Puglia. Mi manca il Salento, lu sule, lu mare, lu ientu, la terra russa. E non è quello che comunemente potrebbe sembrare la nostalgia dei sapori genuini, di persone calorose e dei taralli all’olio. Mi manca la mia identità più profonda e il senso di appartenenza, la comunità che ti rende partecipe della vita degli altri. Mi manca anche quello che mi irrita, l’immutabilità e la rassegnazione, il senso del dolore e la paura del nuovo.

Come una carezza sensuale, la lontananza fa rivivere immagini vivide e perfette di anziani cotti dal sole che tornano dalla campagna su motorette improbabili, di mani ruvide e di unghie annerite di terra. Il tempo che passa mi blandisce con il profumo dell’aria e i suoi aromi di pane e pomodoro, del sole delle due e del silenzio della notte.

C’è un che di selvaggio e inviolato in quelle vie, come un mistero che aleggia e si svela al vento, poi si ritrae e t’incanta. Un ricordo compatto e violento di saperi lontani e riti che si perpetuano.

Sento il desiderio di ascoltare il mio dialetto e di riconoscere nelle persone le abitudini e i ritmi quotidiani, il riposo del giorno di festa. Mi piace scorgere nei modi dei giovani, nello studio e nel lavoro di tutti i giorni l’indole antica salentina, un misto di scetticismo e saggezza, di energia e indolenza, di allegria festosa e silenzio.

E mi piace la grammatica di quel parlare. La sintassi articolata e il sapore millenario delle parole. Mi piace il ritmo, la cadenza. Il suono ruvido delle consonanti che sanno essere dolci e materne o aspre e offensive. Il rumore delle chiacchierate, gli intercalari, la melodia che si crea e si diffonde per casa, poi scende per strada e riunisce le persone.

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Alessandra Versienti

Ho superato i quaranta, ma conservo intatti le insicurezze e i terrori dei vent’anni. Il che – giuro! – non è un vezzo per sentirmi più giovane. Ho una brillante (…) e multiforme carriera da precaria: dal 2001 mi occupo di comunicazione on line e come freelance curo progetti editoriali e scrivo testi per il web. Inoltre sono una Prof: insegno Lettere nei licei e negli istituti di istruzione secondaria. Infine, scrivo. Scrivo poesie, racconti e romanzi. Alcune mie poesie compaiono in antologie poetiche curate da editori italiani: “Poetando. L’uomo della notte” curato da Maurizio Costanzo, ed. Aliberti 2009, e “I versi della Leda”, edito da I Libri della Leda nel 2010. Nel 2015 ho pubblicato su Amazon, in formato Kindle, la mia raccolta poetica Margini. Antologia provvisoria di parole e mutevoli sensi. Oggi la silloge è disponibile anche in formato cartaceo su IlMioLibro.it. Dal novembre 2016 è disponibile su IlMioLibro.it anche la nuova raccolta in versi Sangue. 30 poesie. La raccolta è disponibile anche su Amazon, nel Kindle Store. Sono sposata con A., abbiamo due bambine e viviamo all togheter in una città che si affaccia sul mare, dove i tramonti tolgono il fiato. La bellezza e la gioia mi fanno balbettare.

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