Mamma mia!

La trasferta salentina di MiPiaceSettembre sta assumendo risvolti decisamente terapeutici. Ci manca solo il lettino e il dottore barbuto che prende appunti. Molte parole e realtà si rivelano nella loro nuda, bruciante evidenza e non posso evitare di vederle. O di parlarne.

Mia madre, per esempio. Bella e giovanile come una cinquantenne, capace di squagliarsi per il sorriso di un bambino (per non parlare di quello dei nipoti), ecco, mia madre farebbe sembrare stronzo anche un santo. Figurarsi cos’è capace di fare con una figlia che, anche a voler scavare solo un po’, di colpe nei confronti della genitrice di sicuro ne ha. Tra l’altro, ogni tentativo di negare questa incrollabile verità sarebbe vano. Passo oltre, dunque.

Se non fosse una madre cattolica, mia madre sarebbe una madre ebrea. E sarebbe oggetto dell’attenzione di Woody Allen, quale personaggio ingombrante e fagocitante che guida le vite degli ignari, o rassegnati, protagonisti. Una donnina sofferente ma energica che compare, come in un siparietto, per ingozzarsi di sensi di colpa e aspettative deluse.

Fatto sta che la mia è una mamma cattolica e, in quanto tale, particolarmente devota alla figura della mater dolorosa, di cui veste ad arte i panni e il mantello luttuoso. In questo ruolo piazza attorno a sé strategici silenzi, sospiri e singulti eloquenti quanto un urlo di dolore. E’ il segno che, come figlia, ho mancato ad uno dei doveri filiali della sua segretissima lista.

Quando il rimprovero non assume i toni di una teatrale lamentazione, subentra l’aperta disapprovazione. Ella pertanto oppone una feroce resistenza – con parole ed opere – a tutto quello che rappresenti il progresso, l’evoluzione, il benessere della progenie. Il pretesto secondo il quale lei non vuole altro che il mio bene, ammanta di rassegnata santità materna il suo dissenso e la mia presa di posizione in senso contrario.

Non so dire cosa mi faccia sentire peggio, se il rimprovero e la disapprovazione. Perché il punto è che ho impiegato una notevole quantità di energie e di tempo per riconoscere in me la figlia devota e amorevole. Voglio dire: lo ero e non lo sapevo. Lo sono ancora, forse anche di più ora che sono madre anch’io.

Tuttavia, il senso di colpa ha vie sconosciute e infinite che brandiscono anche le migliori, più sane intenzioni. Ma tant’è. Per quanto appiccicoso, il suddetto senso di colpa non s’attacca al lavoro del mio terapeuta. Anzi, il barbuto dottore applaude trionfante perché sa che ormai ho abbandonato l’idea suicida di risarcire mia madre della sua vita infelice.

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Alessandra Versienti

Ho superato i quaranta, ma conservo intatti le insicurezze e i terrori dei vent’anni. Il che – giuro! – non è un vezzo per sentirmi più giovane. Ho una brillante (…) e multiforme carriera da precaria: dal 2001 mi occupo di comunicazione on line e come freelance curo progetti editoriali e scrivo testi per il web. Inoltre sono una Prof: insegno Lettere nei licei e negli istituti di istruzione secondaria. Infine, scrivo. Scrivo poesie, racconti e romanzi. Alcune mie poesie compaiono in antologie poetiche curate da editori italiani: “Poetando. L’uomo della notte” curato da Maurizio Costanzo, ed. Aliberti 2009, e “I versi della Leda”, edito da I Libri della Leda nel 2010. Nel 2015 ho pubblicato su Amazon, in formato Kindle, la mia raccolta poetica Margini. Antologia provvisoria di parole e mutevoli sensi. Oggi la silloge è disponibile anche in formato cartaceo su IlMioLibro.it. Dal novembre 2016 è disponibile su IlMioLibro.it anche la nuova raccolta in versi Sangue. 30 poesie. La raccolta è disponibile anche su Amazon, nel Kindle Store. Sono sposata con A., abbiamo due bambine e viviamo all togheter in una città che si affaccia sul mare, dove i tramonti tolgono il fiato. La bellezza e la gioia mi fanno balbettare.

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