Casalabate beach

ImageCi sono luoghi cui è doveroso rendere omaggio, dove occorre tornare e fermarsi a ricordare. Casalabate è tra questi.

Per alcuni decenni questa marina di Lecce sulla costa dell’Adriatico ha accolto generosamente i bagnanti entusiasti di Campi Salentina, Squinzano e Trepuzzi. Negli anni ’70 non c’è stato bambino che,  come me, non vi abbia passato l’estate tra il lungomare, il bar Valentino e le spiagge delle Rotonde, i lidi dove dai jukebox risuonava incontrastato lo Yuppi du di Celentano. Allora le spiagge erano lunghe e larghe, la sabbia dorata e il mare limpido, basso alla riva.

In breve tempo l’entusiasmo dei villeggianti, ansiosi di accaparrarsi un posto al sole, ha prodotto mostri di cemento. Casalabate si è trasformata nel regno dell’abusivismo, segnando il trionfo incontrastato dell’alluminio sugli infissi e il dominio assoluto della formica nell’arredamento d’interni. Un impero cui fanno la guardia, nei lunghi mesi invernali, schiere variopinte di Biancaneve e Sette Nani,  ruggenti leoni in tufo e improbabili riproduzioni di statue neoclassiche.

Puntuale, ogni estate Casalabate sfodera il suo fascino e la sua dignità composta, come una vecchia signora che ne ha viste un bel po’ e porta i suoi anni con decoro e molta ironia. Come  potrebbe sennò indossare con tanta disinvoltura i nomi delle sue vie?

Passeggiando fra le strade contorte e accavallate l’una sull’altra scopro lo svolgersi fantasioso, eppure ordinato, di specie marine: via Stella Marina, via dell’Acciuga, della Seppia, delle Attinie, dell’Astice, del Granchio, del Pesce Spada, del Pesce Palla, del Pesce Pagliaccio.  Seguono il Corallo, lo Sgombro, l’Alice, l’Orca, la Balena, il Dattero, le Vongole, i Mitili, il Riccio, il Calamaro, la Spugna, l’Attinia. Fanno pendant con l’insieme  via della Cambusa, del Veliero, del Gozzo, della Lampara.

Sulla scia di questo Umanesimo del terzo millennio che illumina le menti degli amministratori di Casalabate, mi permetto di suggerire nomi di vie di ispirazione marinaresca dedicati all’abbigliamento: via del Costume Intero, via del Bikini, via del Tankini, via del Topless, via del Tanga.

E non tralascerei la branca degli accessori & affini: via del Pareo, via del Caftano, via della Bandana, via del Panama, via degli Occhiali da Sole, via dell’Indispensabile Crema Solare.
Purché Casalabate viva ancora.

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Alessandra Versienti

Ho superato i quaranta, ma conservo intatti le insicurezze e i terrori dei vent’anni. Il che – giuro! – non è un vezzo per sentirmi più giovane.
Ho una brillante (…) e multiforme carriera da precaria: dal 2001 mi occupo di comunicazione on line e come freelance curo progetti editoriali e scrivo testi per il web. Inoltre sono una Prof: insegno Lettere nei licei e negli istituti di istruzione secondaria.
Infine, scrivo.
Scrivo poesie, racconti e romanzi.
Alcune mie poesie compaiono in antologie poetiche curate da editori italiani: “Poetando. L’uomo della notte” curato da Maurizio Costanzo, ed. Aliberti 2009, e “I versi della Leda”, edito da I Libri della Leda nel 2010. Nel 2015 ho pubblicato su Amazon, in formato Kindle, la mia raccolta poetica Margini. Antologia provvisoria di parole e mutevoli sensi. Oggi la silloge è disponibile anche in formato cartaceo su IlMioLibro.it.
Dal novembre 2016 è disponibile su IlMioLibro.it anche la nuova raccolta in versi Sangue. 30 poesie. La raccolta è disponibile anche su Amazon, nel Kindle Store.
Sono sposata con A., abbiamo due bambine e viviamo all togheter in una città che si affaccia sul mare, dove i tramonti tolgono il fiato. La bellezza e la gioia mi fanno balbettare.

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