Fuga dalle ferie

Le vacanze in compagnia degli amici rimangono impresse nei nostri ricordi con i toni della nostalgia, come un dolce rimpianto. Forse perché non tornano più. Quelle trascorse in famiglia invece tornano. Sempre.

Il che richiede una giusta fase di decompressione, come dopo un’immersione e una risalita in superficie troppo veloce. Si vive lontani centinaia di chilometri e per due-tre volte l’anno si passano insieme le vacanze, finalmente. Stupendo, no?

Ma io so che l’effetto Carramba! dura tre giorni al massimo: felici di rivederci ci abbracciamo, stiamo insieme tutto il giorno, ci abbuffiamo ed entriamo l’uno nella vita dell’altro. Poi i bagagli cominciano ad ingombrare: “la prossima volta non portate tanta roba”. Al terzo giorno si mangia ancora pasta e non puoi tirarti indietro. La cintura dei pantaloni stringe. Al mattino non puoi bere il caffè in solitudine. Fai la fila per il bagno e spesso non riesci a entrarci. I nipoti restano svegli al pomeriggio e giocano a palla in corridoio. Spesso si menano ma “sono bambini”, si sa.

Con molta buona volontà ti fai carico della spesa per tutti, compri di tutto ma sbagli sempre qualcosa. Provi a portare tutti al mare, ma che stress. Forse è meglio in campagna. Forse al Centro Commerciale? La TV non la guardi, ma non importa: sei in ferie. Cominci a scambiarti messaggi con gli amici nelle tue stesse condizioni: i “tieni duro” e “prima o poi finisce” rimbalzano da una città all’altra.

Con orrore scopri che papà guarda Studio Aperto e non disdegna Lucignolo. Con sconforto ti accorgi che i piatti di mammà non sono buoni come una volta: addio, i sapori dell’infanzia non tornano più. Il malumore serpeggia e cominciamo a sfuggire l’un altro. Lo spazio è sempre più stretto. Lo stress è al culmine quando con tuo marito discuti in macchina percorrendo chilometri sulla Provinciale.

Ti viene il mal di pancia. Ma è mal d’amore. Perché è tutta un’illusione questa voglia di stare insieme, perché siamo cambiati. Ci apparteniamo, ma di vivere insieme non se ne parla più. Non si può. Noi ormai siamo adulti e guardiamo avanti. Loro, mamma e papà, guardano indietro.

Così la partenza è uno strazio. Ci scambiamo un “grazie di tutto” tra le lacrime e ti torturi tra il desiderio di ritrovarti al più presto in autostrada e quello di rimanere vicina, forse appena più distante ma presente. Ma tanto poi lo sai che ritorni. Giusto il tempo di metter via il mal d’amore.

Pubblicato da

Alessandra Versienti

Ho superato i quaranta, ma conservo intatti le insicurezze e i terrori dei vent’anni. Il che – giuro! – non è un vezzo per sentirmi più giovane. Ho una brillante (…) e multiforme carriera da precaria: dal 2001 mi occupo di comunicazione on line e come freelance curo progetti editoriali e scrivo testi per il web. Inoltre sono una Prof: insegno Lettere nei licei e negli istituti di istruzione secondaria. Infine, scrivo. Scrivo poesie, racconti e romanzi. Alcune mie poesie compaiono in antologie poetiche curate da editori italiani: “Poetando. L’uomo della notte” curato da Maurizio Costanzo, ed. Aliberti 2009, e “I versi della Leda”, edito da I Libri della Leda nel 2010. Nel 2015 ho pubblicato su Amazon, in formato Kindle, la mia raccolta poetica Margini. Antologia provvisoria di parole e mutevoli sensi. Oggi la silloge è disponibile anche in formato cartaceo su IlMioLibro.it. Dal novembre 2016 è disponibile su IlMioLibro.it anche la nuova raccolta in versi Sangue. 30 poesie. La raccolta è disponibile anche su Amazon, nel Kindle Store. Sono sposata con A., abbiamo due bambine e viviamo all togheter in una città che si affaccia sul mare, dove i tramonti tolgono il fiato. La bellezza e la gioia mi fanno balbettare.

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