Inserimento lento, please

ImageA due anni e 7 mesi Maria Sole ha varcato la soglia della Scuola Materna. Qualche giorno prima aveva dichiarato “Io sono grande. Sono pronta”. A 37 anni suonati non sono affatto sicura di esserlo anch’io e mi scopro della consistenza molle della ricotta.

Siamo nella fase dell’inserimento, dunque. Fase che ho sottovalutato, me ne accorgo ora, perché Maria Sole ha frequentato il nido, lo scorso inverno. Pensavo quindi che sarebbe stato più facile, per lei e anche per me. E mi sbagliavo, come al solito. Ci vorrà del tempo anche per questa nuova esperienza, ancora altri giorni perché il passaggio sia indolore e quasi naturale.

Comunque con i figli succede sempre: pensi di aver raggiunto un punto d’equilibrio e di aver capito come funzionano le cose e ti congratuli con te stessa per questo. Poi capita – sempre – qualcosa che ribalta la situazione e devi ricominciare da capo. Tutti i giorni, anche più volte al giorno. Deve essere la natura a regalarti questa illusione: quasi una pacca sulla spalla, un incoraggiamento. Momentaneo, s’intende.

Poi questi ultimi sono stati mesi di grandi cambiamenti: l’abbandono del pannolino, un monopattino da grandi, la bicicletta (con le rotelle, of course) e la voglia insistente e puntuale di fare da sola. La scuola “dei grandi”, tanti bambini, la classe, le maestre e le nuove regole fanno il resto. L’impatto io l’ho sentito, forse quanto e più di lei. Eppure nelle sue frasi contraddittorie, nelle sue affermazioni e poi nei sorrisi risolve il conflitto e l’incontro con le novità.

Alla domande di suo padre sul primo giorno di inserimento, Maria Sole ha risposto che a scuola non c'erano maestre, non c'erano bimbi, non c'erano i banchi, né i colori, né la colla, ma “solo uno scilolo grande”. Il secondo giorno, appena entrata, ha annunciato che lei la pipì l’aveva già fatta, il terzo che aveva portato colori, colla e sapone.

Poi l’altra mattina era incerta se entrare. Davanti alle maestre ha preso a tremarle il mento per l’emozione. L’hanno presa in braccio e mi hanno salutato insieme. E’ riuscita a dominarsi lei, non ha pianto. Io ho fatto appena in tempo a dirle: “Vado a comprare il latte! Torno presto, eh?”che poi mi sono squagliata in lacrime appena uscita dal corridoio.  Perché ho ammirato infinitamente il suo sforzo di controllarsi, ero orgogliosa della sua forza di carattere e del passo che ha compiuto.

Quanto alla mia capacità di controllarmi, dovrebbero istituire un gruppo d’appoggio per genitori alle prese con l’inserimento alla materna. Per un momento, mentre piangevo senza ritegno, ho anche pensato “Voglio la mamma!” e non sta mica bene alla mia età. Ho esaurito le mie risorse e spero che ne arrivino presto scorte adeguate, magari con corriere espresso. Roba urgente, insomma.

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Pubblicato da

Alessandra Versienti

Ho superato i quaranta, ma conservo intatti le insicurezze e i terrori dei vent’anni. Il che – giuro! – non è un vezzo per sentirmi più giovane. Ho una brillante (…) e multiforme carriera da precaria: dal 2001 mi occupo di comunicazione on line e come freelance curo progetti editoriali e scrivo testi per il web. Inoltre sono una Prof: insegno Lettere nei licei e negli istituti di istruzione secondaria. Infine, scrivo. Scrivo poesie, racconti e romanzi. Alcune mie poesie compaiono in antologie poetiche curate da editori italiani: “Poetando. L’uomo della notte” curato da Maurizio Costanzo, ed. Aliberti 2009, e “I versi della Leda”, edito da I Libri della Leda nel 2010. Nel 2015 ho pubblicato su Amazon, in formato Kindle, la mia raccolta poetica Margini. Antologia provvisoria di parole e mutevoli sensi. Oggi la silloge è disponibile anche in formato cartaceo su IlMioLibro.it. Dal novembre 2016 è disponibile su IlMioLibro.it anche la nuova raccolta in versi Sangue. 30 poesie. La raccolta è disponibile anche su Amazon, nel Kindle Store. Sono sposata con A., abbiamo due bambine e viviamo all togheter in una città che si affaccia sul mare, dove i tramonti tolgono il fiato. La bellezza e la gioia mi fanno balbettare.

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