Che impiastro

Image[Questo post partecipa al blogstorming] Prendo spesso degli appunti mentali. Devo ricordarmi questo, fissarmi bene quest’immagine nella testa, mi dico. Creo un archivio mentale, come se la carta, le foto o i video non bastassero.

Provo a portare sempre con me le cose migliori e a tenere a bada le sensazioni peggiori. Così faccio anche con le emozioni che mi regala Maria Sole.

 Oggi che lei compie tre anni ripenso a quell’ecografia in cui ho visto per la prima volta i tratti del suo viso. Ero ormai al settimo mese di gravidanza e non la “conoscevo” ancora, non avevo nemmeno pensato ad un nome e, fino a quel momento, non sapevo di aspettare una femminuccia.



Quando l’ecografo ha intercettato il suo viso, le forme nette e rotonde degli occhi e il profilo delle labbra ho pensato “è lei!”. Avevo sognato, nei sogni liquidi e morbidi dei mesi di gravidanza, quel viso. Avevo visto una faccina paffuta dagli occhi intensi e le guance piene. 



Ok, la descrizione sembra indicare un neonato qualsiasi, di sesso indefinito, ecografato in una qualsiasi parte del mondo. Potrebbe essere il bambino della signora accanto o quello della ragazza che ho incrociato al supermercato.

Ma ho visto proprio Maria Sole, giuro. Avrebbe avuto i capelli castani, le ciglia scure e le labbra rosse, la mia bambina. Ancora oggi – quando dorme e schiaccia il viso contro il cuscino, le metto il berretto prima di uscire, le lavo il viso fermandole i capelli con una fascia o quando, nel pieno della notte e con gli occhi spalancati nel buio, mi annuncia che sta arrivando nel lettone – rivedo quelle rotondità che si rivelarono dal bianco e nero dell’ecografia.

Quel pomeriggio, sul lettino del medico, davanti al monitor illuminato ricordo di aver provato l’emozione più intensa di tutta la gravidanza. Più forte del sapere di essere incinta, più grande della consapevolezza di essere ormai in tre. Mi squagliai in pianti. Ho il cuore di burro, si sa.

Ed eccomi qua, impegnata nel folle tentativo di non dimenticare nulla, di fotografare mentalmente tutto. Mi lascio stupire ed emozionare come un’idiota e cerco di non farlo vedere, di essere quel genere di mamma serena e autorevole che ha sempre tutto sotto controllo.

Non è mica così. Scoppio d’orgoglio, ho paure irrazionali, provo una gioia tale che mi investe, poi ricado nell’insicurezza o, peggio, nell’inadeguatezza, mi capita di ridere o piangere senza ritegno. Che impiastro.

Vabbè, cosa volevo dire? Ah! Buon compleanno, bambina. Quasi mi dimenticavo.


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Pubblicato da

Alessandra Versienti

Ho superato i quaranta, ma conservo intatti le insicurezze e i terrori dei vent’anni. Il che – giuro! – non è un vezzo per sentirmi più giovane.
Ho una brillante (…) e multiforme carriera da precaria: dal 2001 mi occupo di comunicazione on line e come freelance curo progetti editoriali e scrivo testi per il web. Inoltre sono una Prof: insegno Lettere nei licei e negli istituti di istruzione secondaria.
Infine, scrivo.
Scrivo poesie, racconti e romanzi.
Alcune mie poesie compaiono in antologie poetiche curate da editori italiani: “Poetando. L’uomo della notte” curato da Maurizio Costanzo, ed. Aliberti 2009, e “I versi della Leda”, edito da I Libri della Leda nel 2010. Nel 2015 ho pubblicato su Amazon, in formato Kindle, la mia raccolta poetica Margini. Antologia provvisoria di parole e mutevoli sensi. Oggi la silloge è disponibile anche in formato cartaceo su IlMioLibro.it.
Dal novembre 2016 è disponibile su IlMioLibro.it anche la nuova raccolta in versi Sangue. 30 poesie. La raccolta è disponibile anche su Amazon, nel Kindle Store.
Sono sposata con A., abbiamo due bambine e viviamo all togheter in una città che si affaccia sul mare, dove i tramonti tolgono il fiato. La bellezza e la gioia mi fanno balbettare.

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