Errori di fondo, rumori di sottofondo

Pensavo a come la gravidanza e tutto il suo pazzesco circo di ormoni imponga pause e altri ritmi, anche ai pensieri. E io mi inchino a cotanta forza e lungimiranza della natura. Perché mi rendo conto che noi donne, in procinto di diventare madri, possiamo incappare in errori di fondo che è difficile correggere, specie in corsa come siamo sempre.

Dicevo del mio timore verso la tendenza al doverci sentire “sempre ‘in forma’: aggiornate, pronte, brillanti, performanti”. Confesso che anch’io ci sono cascata. Questi ultimi mesi di gravidanza sono venuti a coincidere con un momento di stallo e di forte delusione professionale. Una delle mie collaborazioni, quella più importante, si è interrotta tra imbarazzati silenzi e reticenze che mi hanno nauseato. Ho il sospetto che proprio il mio pancione abbia reso le cose più difficili.

Per qualche momento ho provato la sensazione neppure tanto vaga di sentirmi in colpa, di essere dalla parte del torto. Come avevo potuto mettermi nella condizione di intralciare la mia vita professionale, di questi tempi poi! Fortuna che mi sono rimproverata subito questo pensiero orribile e fuorviante.

Il fatto è che la trappola di un Paese che mette le madri in una continua posizione di svantaggio e fa giocare partite perse in partenza era già scattata. Ci ho messo qualche giorno per recuperare motivazioni e, soprattutto, il senso di quanto mi stava accadendo sul lavoro. E per smaltire la fastidiosa, appiccicosa delusione.

Spesso, in molte di noi, queste sensazioni rimangono come rumori di sottofondo: insistenti e molesti ci portano a credere che non c’è tempo da perdere, che il mondo del lavoro non può aspettare. Peggio: che una volta scodellato il proprio bambino, l’esperienza totalizzante della maternità e delle inevitabili, molteplici metarmofosi cui ci chiama siano da ricondurre subito nei binari della quotidiano tran tran, senza concessioni e indulgenze.

Così ci perdiamo per strada il patrimonio di conoscenze, di esperienze e di scoperte che un figlio e la stessa maternità, in sé e per sé, ci ha donato. Perché siamo vittime di pregiudizi, di trappole mentali e di un pensiero comune quanto banale che le mamme siano esseri inaffidabili, distratti, meno disponibili. Come in uno specchio riflettiamo su noi stesse un senso di inadeguatezza profondo e scomodo, che ci fa giocare in difesa, quasi sfuggendo ruoli principali.

La buona notizia è che arrivano segnali confortanti. Come la recente uscita anche in Italia, finalmente, de “Il Cervello delle Mamme” di Katherine Ellison, edito da Rizzoli. Le teorie della Ellison si fondano su un assioma: il parto migliora il cervello delle donne. Fare un figlio, dunque, “non solo rende le donne più intelligenti, capaci di raddoppiare gesti e azioni in un colpo solo” – si, è il famigerato multitasking di cui noi donne e madri siamo strenue portabandiera – “ma addirittura la gravidanza fa espandere il cervello, e l’ossicitocina, ormone principale di parto e puerperio, stimola capacità sociali e produttive che le stesse donne prima di avere un bambino, non pensano di possedere” (cito il bell’articolo di Maria Novella de Luca del 19 gennaio scorso, su Repubblica).

Le teorie della Ellison sono state anticipate in Italia da Silvia e Serena di Genitoricrescono.com con l’iniziativa “Il Cervello di mamma e papà”, supportata anche da DonnePensanti. E dal volume “Pensare per due” di Massimo Ammaniti, edito da Laterza. Forse piccole gocce nel mare, eppure segnali di un piccolo, inarrestabile processo di cambiamento.

Intanto io mi sto attrezzando, eh. Perché se la mia prima bimba mi ha reso più intelligente, figuriamoci ora che arriva la seconda cosa divento! Oltre al libro della Ellison, e dopo “Nonsolodue” di Claudia de Lillo, mi accingo a leggere “La solitudine delle madri (Parole d’altro genere)” di Marilde Trinchero e “Piccole donne rompono (Di tutto di più)” di Lia Celi. Intanto il mio Alter Ego su Botta e Risposta, s’è sdoppiato, ahimè: da qualche tempo c’è anche Lamimma – con il suo essere vistosamente e clamorosamente incinta – a far da contraltare a dialoghi, soliloqui e sproloqui di un Ego precario, ansioso e logorroico.

Quanto a me, riparto da gesti semplici e densi di significato. Preparo il corredino per la piccolina, rinfresco la biancheria per la culletta e con Andrea pensiamo a come organizzare lo spazio della cameretta delle bimbe. Mi accarezzo il pancione e mi stupisco dell’inarrestabile attività dell’inquilina dei piani bassi. E mi fermo. Mi fermo e basta, senza pensare. Accumulo energie. Preparo il nido. Mi sento anche forte. Capace di selezionare con lucidità chirurgica le priorità, di scegliere a cosa dar spazio. Mi lascio indietro delusioni e malumori e godo della beata intimità di questa casa. Delle sorprese che questo tempo fecondo svela solo per me.

Pubblicato da

Alessandra Versienti

Ho superato i quaranta, ma conservo intatti le insicurezze e i terrori dei vent’anni. Il che – giuro! – non è un vezzo per sentirmi più giovane.
Ho una brillante (…) e multiforme carriera da precaria: dal 2001 mi occupo di comunicazione on line e come freelance curo progetti editoriali e scrivo testi per il web. Inoltre sono una Prof: insegno Lettere nei licei e negli istituti di istruzione secondaria.
Infine, scrivo.
Scrivo poesie, racconti e romanzi.
Alcune mie poesie compaiono in antologie poetiche curate da editori italiani: “Poetando. L’uomo della notte” curato da Maurizio Costanzo, ed. Aliberti 2009, e “I versi della Leda”, edito da I Libri della Leda nel 2010. Nel 2015 ho pubblicato su Amazon, in formato Kindle, la mia raccolta poetica Margini. Antologia provvisoria di parole e mutevoli sensi. Oggi la silloge è disponibile anche in formato cartaceo su IlMioLibro.it.
Dal novembre 2016 è disponibile su IlMioLibro.it anche la nuova raccolta in versi Sangue. 30 poesie. La raccolta è disponibile anche su Amazon, nel Kindle Store.
Sono sposata con A., abbiamo due bambine e viviamo all togheter in una città che si affaccia sul mare, dove i tramonti tolgono il fiato. La bellezza e la gioia mi fanno balbettare.

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