Mi piace settembre

Settembre è stato caldo, caldissimo. C’è stato appena un accenno d’autunno e Maria Sole è riuscita a beccarsi la prima febbre dell’anno scolastico. Io ho tentato con poca convinzione un cambio d’armadio parziale, subito abbandonato. La stagione di mezzo sa ancora troppo d’estate. Anna Luce ha le maniche corte da cui debordano rotolini di ciccia da mangiare. E’ un antistress formidabile, la sua ciccia. 

Io mi interrogo e spesso mi trovo impreparata. Strano periodo, anche faticoso a dir la verità. Tante cose in testa, decisioni da prendere, voglia di prendere il volo e una buona dose di insofferenza quando tutto, apparentemente, resta fermo. Mi dico che dovrei darmi una calmata e che occorre pazienza, sempre. Per esempio il lavoro. Dicevo anche qualche giorno fa quanto sia strano lavorare tantissimo, a volte senza sosta e con la testa che gira a mille, quando invece non si è sotto contratto. Mi sto impegnando in un progetto, sto inseguendo un’idea e ci sto mettendo tutte le mie energie. E’ esaltante e a volte non riesco a prender sonno per la voglia di realizzarlo. Ma la fifa è tanta, eh.

Tutto questo, naturalmente, mentre mi occupo della famiglia, lavorando all’alba e in tutti i momenti utili. Il computer è sempre acceso, la famiglia…pure. E’ faticoso, talmente faticoso che suona ridicolo. Mi impongo di fermarmi, di non pretendere troppo da me stessa e cerco di riderci su. Come oggi: avevo i capelli in disordine e li ho fermati con una fascia verde smeraldo. Avevo Anna Lù in braccio, lei si teneva dritta sui suoi piedini-panzerotto e rideva divertita per questa cosa verde tra i miei capelli. L’ha presa e l’ha tirata via, come a dire “Cos’hai per la testa, mamma?”.

E ora perchè scrivo ‘sto post con il titolo “Mi piace settembre”? Ah si! Perchè voglio salutare settembre, aspettando la frescura della sera e della sua stagione che promette cambiamenti e porta novità. Così ho ripreso un vecchio post (del 2006), il racconto del perchè mi piace così tanto questo mese e, sotto sotto, del perche è nato questo blog. Lo riporto qua, ma è pure qui.


Sono nata a settembre e quand’ero piccola aspettavo la fine delle vacanze per festeggiare il mio compleanno. Ogni anno i regali erano gli stessi: diario, astuccio e quaderni per la scuola. Mi piaceva l’odore della carta nuova e delle gommine colorate. E ancora oggi quel profumo riesce a farmi pizzicare gli occhi d’emozione.

Io, gli amichetti e i miei cugini ci riunivamo a casa della nonna, nella grande cucina a giocare e e ballare. La musica della radio locale era la nostra colonna sonora. Oppure facevamo suonare delle musicassette con i successi degli anni ’60 cantati da Ivan Cattaneo. A dieci anni avevamo i nostri gusti e le idee precise, ma io ricordo che credevo ancora alla Befana mentre la prima mestruazione era ormai vicina.

Settembre era il mese della vendemmia. Il nonno assoldava contadini, conoscenti e figlie per i giorni di lavoro e ci si alzava alle tre del mattino per andare nei vigneti. Noi cugini, undici in tutto dai quindici ai quattro anni, ci infilavamo nelle macchine per partecipare all’avventura. Era ancora estate, ma l’umidità notturna della campagna costringeva le nostre mamme a vestirsi di strati di panni e stivaloni pesanti.

Il gioco preferito era percorrere il perimetro dei vigneti a rincorrerci e bagnarci le scarpe di rugiada e terra rossa. Le due cugine maggiori rimanevano a parlare di vestiti nuovi e della scuola, guardandoci con distacco e sbuffando. Il nostro gruppo invece esplorava le masserie diroccate, si arrampicava sugli alberi e dava la caccia alle lucertole. Io e le mie cuginette ci tenevamo per mano e guardavamo, naso in sù, le prodezze stupide dei cugini maschi, pronte a difendere i loro alibi se mai i grandi avessero intuito cosa riuscivano a combinare.

Al primo sole, si dissolveva l’umidità e l’aria diventava fresca e frizzante. Come a un segnale prestabilito, si riunivano tutti sullo spiazzo davanti ad un vecchio magazzino. Attratti dall’improvviso silenzio correvamo anche noi piccoli, d’un tratto affamati e curiosi di vedere i grandi che fino a quel momento erano solo ombre in movimento nel buio.

Scoprivo la fatica sui volti del nonno e dei suoi lavoranti. E mi stupivo della forza fisica degli anziani, che riuscivano a sollevare tini colmi di grappoli parlando e discutendo dell’eventuale guadagno ricavato alla cantina sociale. Le donne avevano le mani gonfie, viola di mosto e gli occhi pesti per la notte.

La nonna distribuiva fette di pane condite con i pomodori gialli, saporiti e pieni di semi. Ungeva le fette con l’olio buono e il sale e invitava tutti a mangiare. Dopo gli uomini, toccava a noi bambini addentare il pane e leccarci le labbra per assaporarne i bocconi. Solo dopo era il turno delle donne, che badavano a rimettere tutto a posto nei cesti e subito riprendevano il lavoro.

Più grande, ho sempre aspettato settembre. Negli anni, la malattia di papà peggiorava e l’estate per lui diveniva una prova durissima. Desideravo il fresco della notte perchè lui trovasse sollievo. Soffrivo della sospensione delle normali attività in paese e in tv non c’era mai niente di bello. Passavo i giorni a giocare in silenzio in un grande sgabuzzino di casa, un posto fresco dove trovavano spazio oggetti inutilizzati, mobili vecchi e scatole di scarpe. Con i pezzi di legno avevo costruito una casa per le bambole e in un angolo avevo ammucchiato giornali e libri che sfogliavo per ore, seduta per terra.

Immaginavo che il tempo accelerasse, mi portasse diritto a settembre e tutti la smettessero di divertirsi e andare al mare. Papà sarebbe stato meglio, le porte si sarebbero chiuse per l’aria più fresca finalmente, e la mamma avrebbe ripreso a preparare le zuppe di legumi.

Pubblicato da

Alessandra Versienti

Ho superato i quaranta, ma conservo intatti le insicurezze e i terrori dei vent’anni. Il che – giuro! – non è un vezzo per sentirmi più giovane.
Ho una brillante (…) e multiforme carriera da precaria: dal 2001 mi occupo di comunicazione on line e come freelance curo progetti editoriali e scrivo testi per il web. Inoltre sono una Prof: insegno Lettere nei licei e negli istituti di istruzione secondaria.
Infine, scrivo.
Scrivo poesie, racconti e romanzi.
Alcune mie poesie compaiono in antologie poetiche curate da editori italiani: “Poetando. L’uomo della notte” curato da Maurizio Costanzo, ed. Aliberti 2009, e “I versi della Leda”, edito da I Libri della Leda nel 2010. Nel 2015 ho pubblicato su Amazon, in formato Kindle, la mia raccolta poetica Margini. Antologia provvisoria di parole e mutevoli sensi. Oggi la silloge è disponibile anche in formato cartaceo su IlMioLibro.it.
Dal novembre 2016 è disponibile su IlMioLibro.it anche la nuova raccolta in versi Sangue. 30 poesie. La raccolta è disponibile anche su Amazon, nel Kindle Store.
Sono sposata con A., abbiamo due bambine e viviamo all togheter in una città che si affaccia sul mare, dove i tramonti tolgono il fiato. La bellezza e la gioia mi fanno balbettare.

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