Sono i denti

Questo è un post scritto con la febbre. E’ quindi possibile che non abbia una logica, ma poco importa. In queste strane giornate al sapor di paracetamolo, sono altre le cose che contano, mica la logica.

Prima di Natale mi ero imposta una pausa-post, ma non immaginavo sarebbe stata così lunga! E’ che dopo Natale e le feste con la famiglia e gli amici più cari – con le consuete tappe Campi Salentina e Roma – non siamo ancora tornati alla base (Genova). Siamo fermi a Roma, a casa dei nonni: tutti in quarantena a causa dell’influenza. Tra una febbre, una tachipirina e una spremuta la mia mente pensa, vaga e si sofferma su cose senza senso.

Penso alle volte in cui, durante queste lunghe vacanze d’inverno, mi son sentita dire “Sono i denti”. Le scorse settimane Anna Luce ha compiuto 9 mesi e da Natale ad oggi si è ritrovata ad affrontare un lungo viaggio in macchina e a cambiare due città, due case e due coppie di nonni. Abbiamo incontrato una folla di amici e parenti che l’hanno vezzeggiata e, a volte, pure un po’ spaventata con l’irruenza del loro affetto. E’ capitato che piangesse, spaventata.

Il che è normale. Ma la spiegazione che nonni, zii, amici e cugini hanno sottoscritto tutti, nessuno escluso, è: “Sono i denti”, teoria proposta anche nelle varianti “Vede troppi visi nuovi, ma sono anche i denti”, “Potrebbero essere i denti”, “Forse le fanno male i denti”.

Per dovere di cronaca, devo anche dichiarare che la piccola sfoggia ormai da dieci giorni ben 6 dentoni, spuntati tutti d’un botto. Ma il punto è che non mi sembra che Anna Luce abbia voglia di piangere: mi sa piuttosto che ha voglia di mordere tutto quello che le capita a tiro. Ahi!

Penso anche ai bugiardini delle medicine e li leggo. Da bambina, una volta imparato a leggere, divoravo tutte le parole che trovavo sotto tiro. Insegne, cartelli, istruzioni dei detersivi e bugiardini delle medicine. Mi incuriosivano le parole nuove e il loro suono diverso. Per esempio: a me l’espressione “secchezza delle fauci”, letta tra i possibili effetti collaterali di non so quale farmaco, m’ha sempre attirato tantissimo.

Forse per via di un certo esotismo insito nelle fauci, forse per il misterioso suono della frase, chissà, tutte le volte che ho la febbre ‘sta cosa della “secchezza delle fauci” mi torna alla mente. Ma l’ho detto che questo post non avrebbe avuto una logica. E’ la febbre. O forse sono i denti. A meno che questo non sia un caso di secchezza delle fauci, vai a sapere.

Pubblicato da

Alessandra Versienti

Ho superato i quaranta, ma conservo intatti le insicurezze e i terrori dei vent’anni. Il che – giuro! – non è un vezzo per sentirmi più giovane.
Ho una brillante (…) e multiforme carriera da precaria: dal 2001 mi occupo di comunicazione on line e come freelance curo progetti editoriali e scrivo testi per il web. Inoltre sono una Prof: insegno Lettere nei licei e negli istituti di istruzione secondaria.
Infine, scrivo.
Scrivo poesie, racconti e romanzi.
Alcune mie poesie compaiono in antologie poetiche curate da editori italiani: “Poetando. L’uomo della notte” curato da Maurizio Costanzo, ed. Aliberti 2009, e “I versi della Leda”, edito da I Libri della Leda nel 2010. Nel 2015 ho pubblicato su Amazon, in formato Kindle, la mia raccolta poetica Margini. Antologia provvisoria di parole e mutevoli sensi. Oggi la silloge è disponibile anche in formato cartaceo su IlMioLibro.it.
Dal novembre 2016 è disponibile su IlMioLibro.it anche la nuova raccolta in versi Sangue. 30 poesie. La raccolta è disponibile anche su Amazon, nel Kindle Store.
Sono sposata con A., abbiamo due bambine e viviamo all togheter in una città che si affaccia sul mare, dove i tramonti tolgono il fiato. La bellezza e la gioia mi fanno balbettare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *