La valigia sul letto

Tutto pronto o quasi. Stop. Pochi giorni alla partenza. Stop. Sembra di partire in vacanza. Stop. Non è così. Ricominciaaaaamo, noi.

Scrivo veloce veloce che ho da fare. Man mano che passano i giorni (-4 alla partenza, oggi) i panni da piegare diminuiscono, gli scatoloni aumentano, le pentole per cucinare scarseggiano, il frigo si svuota, gli armadi fanno l’eco, i giochi delle piccole si contano sulle dita di una mano. Salutiamo, depenniamo dalla to do list genovese e ne approntiamo una nuova di zecca, tutta salentina.

Ci ho pensato e ripensato: qualcuno mi ha chiesto se mi dispiace andar via da qui. Dopo nove anni a Genova lascio tanti ricordi, persone care, amici, un pezzo della mia vita. Qui sono nate le mie bambine. Qui Andrea ed io siamo arrivati, sposini freschi freschi, per iniziare la nostra vita insieme.

Però no, non mi dispiace andar via perché si tratta di una decisione meditata a lungo, cullata, desiderata per molto tempo e questo è il momento per il grande salto. Dopo sarebbe troppo tardi. Sarà che sono presa da troppe cose in queste ultime settimane, o che sono ormai proiettata lì e pronta a riorganizzare la nostra vita, per le bambine soprattutto. 

Sarà, non so, che io come emigrante al Nodd dopo quasi 12 anni “fuori” ho esaurito tutte le risorse, i luoghi comuni, la nostalgia, la retorica della lontananza e le frasi trite e ritrite, come pure le citazioni che calzano a pennello (come “chi parte sa da che cosa fugge ma non sa che cosa cerca” di Lello Arena in “Ricomincio da tre”, di Massimo Troisi). Sarà qualsiasi cosa vogliate, ma io non vedo l’ora di andarmene. Non vedo l’ora, ecco. Ah, l’ho già detto.

Così penso, anzi sono sicura, che le ultime parole che dirò a Genova proprio nel momento in cui stiamo per partire saranno quanto di più banale e prosaico si possa immaginare. Qualcosa tipo: “Abbiamo presto tutto?” o “Hai chiuso la porta di casa?”. Andrea esclamerà : “La spazzatura!” e rientrerà in casa a prendere il sacchetto. Poi, un “allacciate le cinture”, occhiali da sole per tutti e un bel “Ok, allora si parte!” e via con la musica a palla! Andrà più o meno così, si.

Pubblicato da

Alessandra Versienti

Ho superato i quaranta, ma conservo intatti le insicurezze e i terrori dei vent’anni. Il che – giuro! – non è un vezzo per sentirmi più giovane.
Ho una brillante (…) e multiforme carriera da precaria: dal 2001 mi occupo di comunicazione on line e come freelance curo progetti editoriali e scrivo testi per il web. Inoltre sono una Prof: insegno Lettere nei licei e negli istituti di istruzione secondaria.
Infine, scrivo.
Scrivo poesie, racconti e romanzi.
Alcune mie poesie compaiono in antologie poetiche curate da editori italiani: “Poetando. L’uomo della notte” curato da Maurizio Costanzo, ed. Aliberti 2009, e “I versi della Leda”, edito da I Libri della Leda nel 2010. Nel 2015 ho pubblicato su Amazon, in formato Kindle, la mia raccolta poetica Margini. Antologia provvisoria di parole e mutevoli sensi. Oggi la silloge è disponibile anche in formato cartaceo su IlMioLibro.it.
Dal novembre 2016 è disponibile su IlMioLibro.it anche la nuova raccolta in versi Sangue. 30 poesie. La raccolta è disponibile anche su Amazon, nel Kindle Store.
Sono sposata con A., abbiamo due bambine e viviamo all togheter in una città che si affaccia sul mare, dove i tramonti tolgono il fiato. La bellezza e la gioia mi fanno balbettare.

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